IMPIEGATI – Art. 25 – DISCIPLINA DEL LAVORO

L’impiegato deve, nell’espletamento delle sue mansioni, tenere un contegno consono alla dignità della sua funzione e particolarmente:

a) svolgere la propria attività con la diligenza richiesta dalla natura della prestazione;

b) osservare le disposizioni per l’esecuzione e la disciplina del lavoro impartitegli dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali dipende;

c) non trattare affari per proprio conto o di terzi in concorrenza con l’imprenditore; non divulgare notizie attinenti alla organizzazione e ai metodi di produzione dell’azienda; non farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio e non asportare disegni, bozze e campionature;

d) rispettare l’orario di lavoro ed adempiere alle formalità prescritte dall’azienda per il controllo della presenza;

c) rispettare il regolamento interno aziendale portato a sua conoscenza mediante l‘affissione nei locali di lavoro;

f) aver cura degli oggetti, macchinario e strumenti a lui affidati.

Fermo restando quanto disposto dall’art. 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (All. H) le mancanze dell’impiegato potranno essere punite, a seconda della loro gravità, con:

a) rimprovero verbale;

b) rimprovero scritto;

c) una multa non superiore all’importo di tre ore di stipendio;

d) sospensione dal lavoro con relativa decurtazione della retribuzione per un periodo non superiore a cinque giorni. La sospensione si può applicare per quelle mancanze le quali, anche in considerazione delle circostanze speciali che le hanno accompagnate, non siano così gravi da rendere applicabile una maggiore punizione ma abbiano tuttavia tale rilievo da non trovare adeguata sanzione dal disposto dei punti a), b), e c);

e) licenziamento. Il provvedimento del licenziamento potrà essere adottato in conformità con le disposizioni contenute nella legge 15 luglio 1966, n. 604 (All. G) e successive modificazioni.