ALLEGATO F – Accordo interconfederale 29 aprile 1965 sui licenziamenti individuali

TRAla Confederazione Generale dell’Industria Italiana

la Associazione Sindacale Intersind

la Associazione Sindacale per le Aziende petrolchimiche collegate a partecipazione statale  ASAP

E 

la Confederazione Generale Italiana del Lavoro

la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori

la Unione Italiana del Lavoro;

a) nel concorde intento di prevenire ed evitare i licenziamenti individuali ingiustificati e la possibilità di turbamenti nelle aziende in occasione di tali licenziamenti, le parti;

b) preoccupate insieme del normale andamento delle attività produttive e degli interessi dei lavoratori, nel proposito di stabilire mezzi e procedure adeguati attraverso cui le associazioni sindacali possano svolgere la loro azione per la pacifica soluzione delle controversie che possano sorgere sull’oggetto di cui alla lettera precedente;

c) affermato contrario allo spirito del presente accordo ogni licenziamento ed ogni atto effettuati in contrasto con quanto espresso al punto b) ed in particolare quelli determinati da motivi di fede religiosa, di credo politico o di appartenenza ad un sindacato;

d) ritenuto che l’accordo raggiunto debba far sì che i licenziamenti abbiano luogo o per giusta causa o per motivo giustificato secondo le ipotesi previste dalla regolamentazione di cui appresso in modo da garantire lavoratori ed aziende da eccessi, abusi ed ingiuste prevalenze ed assicurare alle organizzazioni sindacali il libero esercizio della loro attività in una leale osservanza dei reciproci impegni per la realizzazione dei suesposti fini comuni;

si è convenuto quanto segue:

1  La premessa  contenendo la motivazione essenziale del presente accordo  ne costituisce parte integrante e condizione della sua applicazione.

2  Il licenziamento deve essere comunicato con forma scritta al lavoratore, il quale ha diritto di chiederne la motivazione.

3  Il lavoratore che ritenga ingiustificato il licenziamento può chiedere alla organizzazione sindacale territoriale a cui è iscritto o a cui conferisca speciale mandato di promuovere il tentativo di conciliazione secondo le regole che seguono.

4  L’organizzazione sindacale dei lavoratori, ricevuta la richiesta di cui al numero precedente, inviterà ad esperire il tentativo di conciliazione la corrispondente organizzazione sindacale dei datori di lavoro.

5  Ove il tentativo non riesca, o comunque trascorsi i termini per la richiesta e per l’espletamento di esso, il lavoratore può richiedere l’intervento del Collegio di conciliazione ed arbitrato.

Tale richiesta, diretta all’azienda, verrà inoltrata dal lavoratore all’organizzazione sindacale alla quale è iscritto o conferisca speciale mandato; quest’ultima la trasmetterà, mediante lettera raccomandata, all’associazione territoriale degli industriali che ne curerà l’inoltro all’azienda.

6  La richiesta per l’intervento conciliativo delle organizzazioni deve essere avanzata entro cinque giorni dalla data di comunicazione del licenziamento ed il tentativo di conciliazione deve esaurirsi entro i successivi cinque giorni.

La richiesta di intervento del Collegio di conciliazione ed arbitrato deve essere avanzata, a pena di decadenza, nel termine di venti giorni dalla data di comunicazione di licenziamento.

7  Il collegio di conciliazione ed arbitrato è composto di un rappresentante del datore di lavoro e di un rappresentante del lavoratore e di un presidente. I rappresentanti delle parti sono nominati dalle rispettive organizzazioni sindacali.

8  Il presidente del Collegio di conciliazione ed arbitrato, ove non nominato consensualmente, è scelto mediante sorteggio tra i nominativi compresi in una lista di nomi non superiore a dodici, formata di comune accordo tra le organizzazioni sindacali provinciali interessate dei datori di lavoro e dei lavoratori.

9  Il presidente, appena ricevuto l’incarico, provvede a fissare nel più breve termine possibile la data per la convocazione del Collegio e delle parti al fine di esperire un tentativo di conciliazione.

Il Collegio, quando lo ritenga opportuno, può fissare, entro dieci giorni, una seconda convocazione delle parti per il completamento o la rinnovazione del tentativo di conciliazione.

Qualora il tentativo non riesca, si redige il verbale negativo e dalla firma di questo cominciano a decorrere i dieci giorni entro i quali il Collegio deve emettere la sua decisione.

Qualora debbano essere assunti mezzi di prova il Collegio, con il provvedimento con cui li dispone, può prorogare per una sola volta il termine per la decisione e per non più di 15 giorni.

10  Il Collegio pronuncia secondo equità e senza obbligo di formalità procedurali.

Grava sul datore di lavoro l’onere della prova dei fatti posti a base del motivo addotto a giustificazione del licenziamento.

11  Il Collegio  qualora ritenga ingiustificato il licenziamento o qualora il datore di lavoro rifiuti di motivarlo e di provarne i motivi  emette la sua motivata decisione relativa al ripristino del rapporto di lavoro.

Nel caso di decisione negativa dell’azienda circa il ripristino del rapporto, che deve essere consimilata entro il termine massimo di tre giorni, il Collegio, non appena a conoscenza di tale decisione o comunque non appena decorso l’anzidetto termine di tre giorni, senza che l’azienda abbia manifestato l’intendimento di ripristinare il rapporto, provvede alla determinazione della penale.

Il Collegio, giudicando secondo equità, stabilisce una penale a carico del datore di lavoro in aggiunta al trattamento previsto dalle leggi e dai contratti.

L’importo di detta penale non può essere inferiore a cinque né superiore a dodici mensilità di retribuzione per tale intendendosi quella presa a base della determinazione dell’indennità di licenziamento.

12  Per le aziende che occupano fino a 60 lavoratori si applica la procedura di cui sopra; ma l’importo della eventuale penale integrativa dell’indennità di licenziamento, di cui all’ultimo comma del n. 11, non può essere inferiore a due mensilità e mezzo, né superiore a sei mensilità.

13  Per le aziende che occupano non più di 35 lavoratori, fino a quando nei confronti di quelle non rappresentate dalle organizzazioni degli imprenditori stipulanti sia applicabile l’esclusione della procedura stabilita dal Decreto P.R. 14 luglio 1960, n. 1011, le norme di cui al presente accordo si intendono sospese e la procedura consisterà nell’espletamento di un tentativo di conciliazione in sede sindacale.

14  Le misure di penale previste al n. 11 si intendono ridotte a 5 e 8 mensilità per i lavoratori che abbiano anzianità inferiore a 30 mesi. La misura massima può essere maggiorata fino a 14 mensilità per i lavoratori con anzianità di servizio superiore a 20 anni.

Per le aziende di cui al punto 12, dette misure sono ridotte alla metà.

15  In caso di licenziamento per giusta causa, che, secondo le previsioni di legge o di contratti collettivi, non importi né il preavviso né la corresponsione della indennità di anzianità (licenziamento in tronco) oppure non importi il solo preavviso (licenziamento in tronchetto), si fa luogo alla procedura prevista nel presente accordo.

Qualora fallisca il tentativo di conciliazione di cui al n. 9, ove le parti siano concordi, la procedura prosegue dinanzi al Collegio.

Nel caso in cui ciò non avvenga ed il datore di lavoro, su conforme parere della sua organizzazione, richieda la sospensione del giudizio, l’organizzazione dei lavoratori ha facoltà di richiedere che venga esperito un tentativo di conciliazione in sede confederale.

Ove anche questo tentativo non abbia successo, il lavoratore può far valere i suoi diritti e pretese dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.

Se quest’ultima decida che non ricorrono gli estremi per un licenziamento disciplinare e che pertanto sono dovuti o il preavviso o l’indennità di licenziamento, nel caso di licenziamento in tronco o il preavviso nel caso di licenziamento in tronchetto, il lavoratore ha diritto di chiedere la prosecuzione della procedura che era stata sospesa dinanzi al Collegio, di conciliazione e di arbitrato.

Il Collegio, qualora decida che non sussiste il giustificato motivo del licenziamento, ai sensi del n. 11 inviterà il datore di lavoro a ripristinare il rapporto, e, in mancanza, provvederà alla determinazione della pena integrativa dell’indennità di licenziamento.

In questo caso la penale potrà essere maggiorata fino a due volte con un massimo di 24 mesi.

Dichiarazione a verbale sul punto 15

La norma del terzo comma del punto 15 che prevede, per la sospensione della procedura, il conforme parere della organizzazione alla quale l’imprenditore appartiene, intende esprimere la volontà delle organizzazioni stipulanti che sia da preferire di norma, anche per i licenziamenti per giusta causa, l’espletamento della procedura dinanzi al Collegio.

16  Nel caso in cui l’autorità giudiziaria ordinaria decida che ricorrono gli estremi del licenziamento in tronco senza preavviso né indennità di licenziamento o quando tale provvedimento non sia stato impugnato dal lavoratore, l’importo equivalente dell’indennità prevista dai contratti per il caso di licenziamento in tronchetto  nei limiti della parte che ecceda l’ammontare dell’eventuale danno subito dall’azienda  verrà versato dal datore di lavoro o da chi per esso all’Ente Nazionale Assistenza orfani dei Lavoratori.

17  In caso di scarso rendimento, l’azienda procederà ad una ammonizione scritta del lavoratore segnalandolo alla Commissione interna che inviterà il lavoratore a normalizzare il proprio rendimento. Qualora l’azienda, considerando che queste ammonizioni non abbiano sortito il loro effetto, proceda al licenziamento, si applicherà la procedura di cui al presente accordo.

18  Per i lavoratori assunti per lavori stagionali o saltuari o comunque a termine, per i quali si faccia luogo alla applicazione del presente accordo per i licenziamenti avvenuti prima della scadenza del periodo lavorativo o del termine, la penale di cui ai punti 11 e 13 non potrà superare l’entità corrispondente alla retribuzione relativa al periodo di prevedibile occupazione residua al momento del licenziamento, né essere inferiore al minimo della penale quando il periodo residuo di prevedibile occupazione superi il tempo al quale è commisurato tale minimo.

19  La procedura prevista dal presente accordo non si applica nei riguardi dei lavoratori che hanno superato l’età pensionabile.

20  Ai licenziamenti per riduzione di personale si applica l’accordo interconfederale vigente in materia.

Per il licenziamento dei membri delle Commissioni interne e dei Delegati di impresa si applicano le disposizioni particolari contenute nell’accordo interconfederale per le Commissioni interne.

21  Le disposizioni del presente accordo sono correlative ed inscindibili fra di loro e non sono cumulabili con alcuna altra norma riguardante la materia.

22  Il presente accordo decorre dalla data della sua stipulazione ed avrà durata fino al 31 dicembre 1968 intendendosi rinnovato successivamente di anno in anno se non disdetto tre mesi prima.

CHIARIMENTI A DICHIARAZIONI A VERBALE

Sui punti 3, 4 ed 8:

Si chiarisce che per le organizzazioni territoriali si intendono le associazioni industriali provinciali e le corrispondenti organizzazioni provinciali orizzontali dei lavoratori (Camere del lavoro, Unioni, Camere sindacali) salvo che l’associazione industriale abbia una competenza ed ambito territoriale diverso nel qual caso alle disposizioni previste dai punti 4 e 8 sarà data applicazione da tale associazione industriale competente per territorio e dalle corrispondenti organizzazioni dei lavoratori ove esistano.

Sul punto 4:

Nel tentativo di conciliazione le organizzazioni dei lavoratori possono farsi assistere da una rappresentanza della Commissione interna e le organizzazioni industriali dai rappresentanti dell’azienda interessata.

Sul punto 8:

Verificandosi casi di mancato accordo sulla formazione delle liste si farà luogo all’intervento delle Confederazioni stipulanti per risolvere la controversia.

Sul punto 11:

Nel caso in cui il datore di lavoro accetti di ripristinare il rapporto di lavoro riconoscerà al lavoratore l’anzianità maturata anteriormente al licenziamento agli effetti dei vari istituti contrattuali che prevedono benefici variabili in relazione all’anzianità di servizio, previa restituzione dell’indennità di licenziamento eventualmente percepita.

Sui punti 12 e 13:

Le esclusioni e limitazioni di cui ai numeri 12 e 13 non si applicano quando l’unità aziendale da cui il lavoratore licenziato dipende faccia parte di un’azienda avente un numero complessivo di dipendenti superiore a quello indicato ai detti numeri 12 e 13.

Sul punto 17:

Le parti si danno atto che la norma di cui al punto 17 non è suscettibile di estensione ad altri casi di motivazione dei licenziamenti.